Rolex Daytona, le origini di un mito

Oggi talvolta sembra scontato sentir parlare di Rolex come uno status symbol, come qualcosa di affermato, di sicuro e certo, sinonimo di qualità e di prestigio. Infatti sono sempre di più le persone che si avvicinano al mondo dell’orologeria anche grazie a Rolex, che per la sua fama spesso è uno degli orologi di alta gamma che si conoscono prima. Da lì in poi è tutta una discesa, un appassionarsi, perchè il mondo dell’orologeria facilmente affascina. Che Rolex sia per molte persone un trampolino di lancio verso il mondo infinito dei segnatempo è quasi un dato di fatto, sia che ci si avvicini per curiosità, per passione al collezionismo o per puro investimento. Infatti, e ci dedica un articolo anche il Sole 24 Ore ad aprile 2019, oggi gli orologi sono un vero e proprio investimento, sicuro e soddisfacente grazie proprio al grande numero di appassionati attivi nel settore. Come dicevamo ci si appassiona a questo mondo grazie alla sua vasta serie di storie e di dettagli, di aneddoti e di innovazioni tecniche e stilistiche, di orologi che hanno fatto storia e di icone. Interessante infatti è proprio scoprire la storia che c’è dietro ogni icona, ed è quello che cercheremo di fare passo passo nella nostra rubrica di articoli, con aggiornamento mensile. Questo mese parleremo di un grande classico Rolex: il Daytona. Cercare le fondamenta del Rolex Daytona, best seller nel panorama del mercato mondiale degli orologi, significa in primo luogo analizzare un argomento più generale: il successo del marchio Rolex.
Nel 1926, Rolex brevetta una cassa denominata OYSTER (ostrica in italiano), ovvero un sistema di impermeabilizzazione che, grazie ad un meccanismo di chiusura a vite di corona e fondello, farà scuola a tutti i modelli successivi di orologio subacqueo e sportivo. Il cronografo a carica manuale dei primi anni ’60, nato semplicemente come ROLEX COSMOGRAPH, dove il termine “cronografo” viene cambiato per esaltare la precisione e in qualche modo vuole evocare il mito in voga in quegli anni: i viaggi spaziali. La scritta Daytona invece viene aggiunta soltanto in un secondo momento, rimandando alla storica gara delle 24 ore di Daytona, già sponsorizzata da Rolex a quell’epoca. L’orologio riceve però un’accoglienza piuttosto fredda, o almeno certamente non paragonabile al successo che invece è oggi. Non dobbiamo dimenticare che a quell’epoca erano di moda orologi più classici e ultrapiatti. Un modello così sportivo e moderno non si accordava pienamente ai gusti di allora.
Nel 1965 nasce una versione dal carattere più sportivo, che vede l’aggiunta della chiusura a vite per i pulsanti e la corona, a garanzia della impermeabilità. Per sottolineare il miglioramento della impermeabilità, appare anche la dicitura Oyster andando a completare la scritta Cosmograph. Ma anche questa versione (che vede anche altre innovazioni che andremo ad analizzare in un altro articolo più specifico) non soddisfa il pubblico che lamenta insoddisfazioni riguardo alle dimensioni della cassa e dei pulsanti cronografici a vite troppo ingombranti, e, curiosità non da poco…giudicati colpevoli di rovinare i polsini delle camicie! Questo scarso interesse al livello commerciale proseguì per quasi un ventennio, prima con la nascita dei modelli al quarzo negli anni ’70, e poi ancora negli anni ’80, quando l’orologio a carica manuale viene considerato obsoleto. Nonostante ciò, l’iconica scritta Daytona in rosso diventa simbolo dell’orologio, nonostante sui primissimi esemplari mancasse. I quadranti sono all’ origine del modello forse più ambito dei Daytona: il cosiddetto “Paul Newman”. Caratteristica distintiva principale di questo orologio è la grafica bicromatica a contrasto del quadrante: il fondo della scala sessagesimale ha lo stesso colore dei contatori, a contrasto con il fondo dei contatori stessi, ed è realizzato su un doppio livello, creando così un impercettibile scalino rispetto alla parte centrale del quadrante. I contatori sono a cerchi concentrici, e si differenziano da quelli tradizionali per la realizzazione degli indici, piccoli quadratini sfaccettati ed applicati e per la grafica dei numeri arabi.
E’ il quadrante quindi a trasformare un Daytona in un “Paul Newman”, anche in considerazione del fatto che questi quadranti vengono applicati indifferentemente a tutte le referenze prodotte all’epoca. Ma perchè Paul Newman? Il motivo di tale soprannome si ritrova nella credenza che il celebre attore americano lo indossasse nel film “Winning”, film a tema automobilistico… anche se in realtà, se si guarda con attenzione le locandine del film, si intuisce che l’attore indossa si un Rolex, ma non un cronografo!! Il nome “Paul Newman”, nato come spesso avviene negli ambienti collezionistici italiani ed oggi condiviso anche al livello internazionale, è comunque giustificato dal fatto che l’attore fu visto più volte indossare un Daytona nelle sue visite ai circuiti automobilistici, sia con il famoso quadrante a due toni, ma anche nelle versioni classiche. Anche in questo caso il successo del prodotto avviene una volta fuori catalogo, decretato dai collezionisti di tutto il mondo, e non è minimamente paragonabile alla tiepida accoglienza ricevuta quando era in produzione…
Proseguendo nella storia dei Daytona, nel tentativo incessante di migliorare durata e affidabilità, Rolex interviene sostituendo ai calibri Valjoux a carica manuale, l’eccezionale movimento dello Zenith El Primero, il miglior movimento industriale a carica automatica allora esistente sul mercato. Rolex apporterà numerose modifiche, oltre 200 e cioè pari a circa il 50% dei componenti del meccanismo per allinearlo ai propri standard, con veri e propri interventi strutturali, come l’eliminazione del datario e la riduzione della frequenza di oscillazione da 36.000 a 28.800 alternanze, sostituendo il bilanciere originale con il proprio, basato sul meccanismo di regolazione a Microstella, già collaudato sui cronografi degli anni ’60. Appare così un’altra scritta sul quadrante che si aggiunge alla dicitura Oyster Perpetual Cosmograph Daytona, ovvero l’ indicazione di Superlative Chronometer Officially Certified.
Tutto ciò porta alla realizzazione del calibro 4030 come movimento per il primo cronografo automatico: il Daytona ref. 16520. Nel 1988, il lancio del nuovo Rolex Oyster Perpetual Cosmograph Daytona incontra un favore di pubblico enorme. La scarsa produzione da parte di Rolex, dovuta anche alla poca disponibilità del calibro Zenith, scatena all’ inizio degli anni ’90 un vero e proprio boom collezionistico. La produzione di questo modello terminerà nel 2000, con l’introduzione della referenza 116520, che monta per la prima volta il calibro 4131 interamente realizzato da Rolex. Per i modelli precedenti, ovvero tutti i cronografi Daytona a carica manuale l’exploit avviene soltanto qualche anno dopo, rendendo ancora oggi questo orologio oggetto del desiderio degli appassionati di tutto il mondo. Le qualità tecniche, per quanto eccezionali, non sono certo sufficienti a giustificare la portata di questo fenomeno che ha segnato, e continua a segnare, la storia del Daytona. Le lunghe liste di attesa, la disponibilità solo a prezzi superiori al listino, la ricerca dei modelli stilistici più coevi possibile, collocano infatti questo orologio al di fuori delle comuni leggi di mercato, eleggendolo a status symbol: un vero mito dell’era moderna!!